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31 ottobre 2018
Sentenza processo Aemilia: 120 condanne e oltre 1.145 anni di carcere. Sindacato e società civile piacentina alla lettura. "Non abbassiamo la guardia"
31 ottobre 2018
Motta (Fnsi), Lisa Iacopetti (Libera - Mafie Offline), Diego Di Palma processo Aemilia - Gianluca Zilocchi
Processo Aemilia sentenza foto cgil piacenza mattia motta
lettura sentenza aemilia foto cgil piacenza mattia motta



Sentenza processo Aemilia, Zilocchi (Cgil Piacenza): “Grazie a società civile per aver illuminato il processo. Presenza mafie indebolisce il lavoro”. 
Liotti (Libera) e i ragazzi di 'Mafia Offline': “Esperienza di vita, non abbassiamo la guardia”

PIACENZA - “E' stato riconosciuto un principio importante: la sola presenza di un'organizzazione mafiosa sul territorio impoverisce i diritti dei lavoratori, per questo il sindacato confederale si è costituito parte civile e vive con soddisfazione l'ultimo atto di questo percorso di giustizia”. Gianluca Zilocchi, segretario della Camera del Lavoro di Piacenza, spiega così la presenza sua e idealmente del sindacato confederale. Che, in modo unitario, a livello regionale, si è costituito parte civile nel processo Aemilia che ha visto la sua ultima udienza oggi, mercoledì 31 ottobre, nell'aula bunker allestita al Tribunale di Reggio Emilia. Insieme a Zilocchi una delegazione di Libera! con la referente Antonella Liotti e due contributori della pubblicazione “Mafia Off-line”, Lisa Iacopetti e Diego Di Palma che hanno partecipato all'ultima udienza per la lettura della sentenza, che ha confermato l'impianto accusatorio ed è valsa la condanna di 125 dei 148 imputati – la maggior parte dei quali per il reato di associazione di stammpo 'ndranghetista.

“Siamo qui per dire grazie alla società civile, studenti e associazioni per la legalità in primis, che con la loro attenzione hanno illuminato questo processo: sono tasselli necessari per sviluppare anticorpi civili per respingere i tentativi di infiltrazione della criminalità organizzata che non cesseranno con questa sentenza”.

Antonella Liotti ha portato oltre 300 studenti piacentini di diverse scuole a 'toccare con mano' l'ambiente giudiziario del più importante maxi-processo di mafia al Nord. “Si tratta di una tappa fondamentale di un percorso che Libera ha fatto con gli studenti – commenta Liotti – dalla preparazione in classe, partendo dal processo “Black Monkey”, all'aula bunker di Aemilia gli studenti hanno mostrato non solo impegno e passione civile, ma una grande sensibilità per l'approfondimento dei temi della legalità con discussioni che andavano ben oltre la partecipazione al processo. Un percorso – ha concluso Liotti – che rappresenta una vera e propria lezione di vita”. 


“La sentenza conferma l’impianto accusatorio, in particolare le responsabilità in ordine al reato di associazione mafiosa, e fa giustizia delle gravissime condotte attribuite alla consorteria 'ndranghetista emiliana che ha prodotto in questi anni gravissimi danni al tessuto economico, sociale e del lavoro”. Lo affermano i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil Emilia Romagna, Luigi Giove, Giorgio Graziani e Giuliano Zignani, commentando con soddisfazione il pronunciamento del Tribunale di Reggio Emilia per l'attesa sentenza del dibattimento nel processo Aemilia.

È di 125 condanne, 19 assoluzioni e quattro prescrizioni il verdetto pronunciato nel primo pomeriggio dal collegio dei giudici presieduto da Francesco Maria Caruso (affiancato a latere da Cristina Beretti e Andrea Rat) che poco dopo le 14 finisce di leggere la sentenza di primo grado per il maggiore processo contro la 'ndrangheta del nord Italia con 148 imputati alla sbarra.

Al netto di alcune riduzioni di pena anche consistenti, (compensate però da condanne più pesanti rispetto a quanto chiesto dall'accusa per altre posizioni) è quindi pienamente conclamata l'esistenza di una 'ndrina attiva da anni in Emilia e nel mantovano con epicentro a Reggio Emilia, diretta emanazione della cosca Grande Aracri di Cutro, ma autonoma e indipendente da essa.

“Si tratta di un risultato importante – si legge nella nota sindacale – anche per la straordinaria entità dei beni confiscati, che riconosce l’assoluta fondatezza delle ragioni che hanno portato le organizzazioni sindacali confederali regionali, di Modena e Reggio Emilia a costituirsi parte civile nel processo Aemilia, il più grande processo alla mafia che si sia mai svolto nel Nord Italia”.

Così concludono i tre sindacalisti: “I magistrati della Cassazione e oggi il tribunale di Reggio Emilia hanno riconosciuto che la sola presenza di una organizzazione mafiosa sul territorio impoverisce i diritti dei lavoratori e legittima il sindacato a farsi protagonista dell’impegno antimafia fino a vedersi riconosciuto il danno subito. Un traguardo raggiunto con convinzione e determinazione, in maniera unitaria, dall’intero fronte sindacale”.
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