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18 aprile 2017
Piacenza, quale futuro? LA CONFERENZA DI PROGRAMMA CGIL.
Zilocchi ai candidati: "Mediazione con parti sociali risolve i problemi"
18 aprile 2017
CGIL PIACENZA ELEZIONI 2017
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IN FONDO ALL'ARTICOLO E' POSSIBILE SCARICARE I DOCUMENTI DELLA CONFERENZA DI PROGRAMMA

Una mattinata che ha portato i temi del lavoro – e dalla Camera del Lavoro di Piacenza - al centro del dibattito pubblico locale, a partire dai candidati sindaco in vista delle amministrative 2017 della città capoluogo.

“Quale futuro per la nostra città?” è il titolo scelto dalla Cgil di Piacenza per la Conferenza di Programma che ha visto al suo interno la presentazione dell’Osservatorio sull’economia e il lavoro a Piacenza. Il programma dei lavori ha visto gli interventi del sindaco in carica Paolo Dosi, del candidato di Piacenza in Comune Luigi Rabuffi, di Paolo Rizzi, candidato sindaco del Pd e un saluto del candidato sindaco Andrea Pugni del Movimento Cinque Stelle.

 

Marco Marrone, ricercatore Ires che ha stilato il rapporto su economia e lavoro giunto all'ottava edizione, è partito dal dato di riduzione (-1,2 per cento) dei disoccupati. “Sul dato ha inciso l’andamento demografico, che segna la perdita di residenti della città”. Tra i dati positivi si registra un aumento dell’occupazione tra gli under 30 del 4%. “Un dato così non si vedeva da un decennio”. Si registra anche un crollo degli avviamenti con la tipologia del contratto a TEMPO INDETERMINATO. “In un anno c’è stato un calo del 30% con la fine degli incentivi alle imprese”. Il tempo determinato è l’avvio standard, che copra il 54% dei nuovi contratti. Elemento interessante di riflessione sono gli avviamenti dei lavoratori in somministrazione (+50% dal 2015).

 

 

Gianluca Zilocchi, segretario generale Cgil Piacenza, ha illustrato il documento della Cgil locale sullo sviluppo della città, partendo da un tema apparentemente lontano come la politica estera.
“Quando leggiamo che siamo alla soglia di una guerra nucleare rimaniamo esterrefatti. In questi anni il Comune di Piacenza è sempre stato al fianco della Cgil sui temi di politica internazionale. Il primo impegno che chiediamo ai candidati è mantenere sempre più alta la difesa dei valori come pace, solidarietà, integrazione e accoglienza. Sono le prime risposte, le più importanti, per contribuire a un sistema più giusto in un contesto che vede il 18% dei residenti che non sono nati qui”.

“Troppo spesso quando a Piacenza parliamo di aree di sviluppo pensiamo solo a investimenti della logistica. Non arrendiamoci culturalmente a un modello che nasconde insidie, puntiamo sulla manifattura” ha detto Zilocchi.

La filosofia di fondo che la Cgil vuole proporre è “di metodo” ha detto Zilocchi. “Non si fa altro che parlare di dis-intermediazione. Da più parti si dice che il sindacato è nemico del cambiamento. Invece crediamo fermamente che se l' Emilia-Romagna ha Pil che cresce più della media del Paese è anche perché ha fatto accordi con corpi intermedi. Scelta di valore aggiunto nel gestire la cosa pubblica con soggetti di rappresentanza. Altrimenti, il modello dell'uomo solo al comando non porta da nessuna parte. Scegliete un modello – ha detto Zilocchi a nome della Cgil - chi si candida ha la possibilità di farlo. Noi chiediamo un confronto costante, che non vuol dire ingessare amministrazione. Al contrario: la mediazione con le parti sociali è la via più semplice per arrivare alla soluzione dei problemi.


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SINTESI DELL'OSSERVATORIO SULL'ECONOMIA E IL LAVORO DELLA PROVINCIA DI PIACENZA

 

L'andamento demografico registra un rallentamento a partire dal 2008, che abbiamo assunto come primo anno in cui gli effetti della crisi hanno inciso sugli andamenti demografici.

A partire dal 2012, invece, abbiamo per la prima volta un segno nettamente negativo.

Anche nell'ultimo anno si conferma purtroppo tale tendenza, trainata proprio dal decremento della popolazione di origine straniera in età attiva che aveva determinato la crescita demografica negli anni precedenti la crisi. Sembra inoltre che vi sia una tendenza per le fasce di età attive a spostarsi per ragioni lavorative, segnalando quindi una sofferenza nei confronti dell’offerta lavorativa esistente sul territorio.

 

Dal punto di vista macroeconomico, lo scenario che emerge dai principali indicatori è apparentemente contraddittorio. Da un lato, infatti, viene registrato un andamento positivo per quanto riguarda il valore aggiunto, l’andamento congiunturale e il saldo import-export. Dall’altro, invece, la demografia d’impresa sembra raccontare lo scenario di una crisi che ha messo in particolare difficoltà le aziende artigiane, le piccole imprese dei settori industriali più che del terziario. Una parziale spiegazione di questo fenomeno è legata all’effetto ritardante degli ammortizzatori sociali, che vedono nel 2016 una significativa flessione delle ore di CIG. Tuttavia, sembra che questo particolare andamento nasconda anche una trasformazione della produzione nel territorio della provincia di Piacenza. La crescita di valore aggiunto e delle esportazioni, infatti, appare concentrata in poche grandi aziende, ben inserite nel network globale della produzione e nei settori a più alto valore aggiunto. Si tratta, dunque, di un fenomeno che guarda alla crisi non solo come recessione, ossia come distruzione della produzione, ma come accelerazione di una trasformazione economica che da tempo colpisce l’economia globale e, conseguentemente, il territorio della provincia di Piacenza.

 

Infine, sul versante del mercato del lavoro, pur registrando un effettivo miglioramento nei tassi occupazionali, che si traduce in un lieve incremento della forza lavoro sul territorio della provincia di Piacenza, l’andamento complessivo, in particolare per quanto riguarda gli avviamenti, delinea il profilo di una crescente precarizzazione. In altre parole, il miglioramento delle performance economiche sembra essere sostenuto da un’occupazione sempre meno stabile, frutto anch’essa di una generale fragilità che caratterizza la fase economica che stiamo attraversando. In particolare, a crescere in maniera significativa negli avviamenti sono quelle posizioni che consentono al datore di lavoro di sollevarsi dalle proprie responsabilità, favorendo la moltiplicazione di quei contratti che esulano dal rapporto di lavoro subordinato tradizionale, come appunto il voucher, i contratti di prova, il lavoro in somministrazione o il lavoro autonomo.

Grazie al fatto che tale tendenza emerge con forza nell’ultimo decennio, possiamo ipotizzare che questo sia l’esito di un processo di trasformazione avvenuto durante la crisi. È, infatti, limitativo pensare all’effetto della crisi come limitato alla semplice distruzione del lavoro, ma diviene sempre più necessario focalizzare come questa abbia radicalmente trasformato il panorama occupazionale italiano. L’andamento degli ammortizzatori sociali, infine, ci spinge a riflettere sulla continuazione degli effetti della crisi anche in assenza di essa. Il dato, pur apparentemente positivo di una riduzione del monte ore, infatti, si infrange con la flessione della demografia d’impresa e con il crescere del processo di precarizzazione.  



 
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