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04 settembre 2018
L'INTERVISTA - Zilocchi: Cgil baluardo in difesa dei lavoratori
04 settembre 2018
Zilocchi intervista Cgil Liberta'
__Apparsa sull'edizione in edicola domenica 2 settembre del quotidiano Libertà, riproponiamo qui di seguito l'intervista al Segretario Gianluca Zilocchi a firma del giornalista Marcello Pollastri_uff.stampaCgilPC


Non parla mai in prima persona, utilizza sempre il "noi", la squadra prima del singolo. Gianluca Zilocchi scioglie pubblicamente le riserve e si ricandida alla guida della Cgil in un percorso congressuale che inizierà domani. Lo fa con un obiettivo su tutti, "portare avanti la sfida di un modello alternativo di sindacato e per completare i progetti  iniziati quattro anni e mezzo fa". Soprattutto portando in dote un numero: quello di mille iscritti in più ottenuti negli ultimi anni: "Segno dell’importanza di un sindacato generale contro le continue minacce al mondo del lavoro e dei lavoratori".
 
Zilocchi, c’è una Cgil ben diversa rispetto a quella di qualche anno fa: che bilancio traccia di questo mandato che si avvia alla conclusione.
 "E’ un bilancio certamente positivo. Avevamo ereditato una Camera del lavoro reduce da anni complicati. L’importante esperienza avuta con Paolo Lanna a Piacenza ci ha permesso di ripartire con un gruppo dirigente solido che ha rimesso la Camera del lavoro al centro della discussione politica e con una rinnovata capacità di essere presente sui territori con uno spirito e un clima di unità".
 
Il sindacato è sempre stato sinonimo prima di tutto di tutela del lavoro e del lavoratore. In questa ottica quali risultati concreti, ottenuti durante la sua gestione, la rendono più orgoglioso?
 "C’è stata un’attività pregnante fatta soprattutto sul cosiddetto "lavoro povero" e sugli appalti: nella logisitica, con tantissimi accordi raggiunti negli stabilimenti, ma non solo. Penso anche agli appalti nel settore dei servizi, dell’edilizia, dell’agroindustria. C’è poi, complice anche la risonanza mediatica che ha avuto, lo straordinario risultato ottenuto in Amazon, vertenza emblema dei nuovi lavori dove il sindacato riesce ad attecchire. Ciò è stato reso possibile grazie allo sforzo enorme fatto dalla Filcams e da tutta la Camera del lavoro. Un’opera di presenza costante nei luoghi di lavoro che serve a ribadire quanto ci sia sempre più bisogno di un sindacato forte e autorevole".
 
E dire che c’è chi vuole "buttare via" la tessera della Cgil, mi riferisco alla polemica di questi giorni con la Lega.
 
"Chi la vuole buttare sbaglia e deve sapere che la Cgil aderisce a un sistema valoriale che porta avanti da più di un secolo e che non intendiamo sbiadire. Avere la tessera della Cgil significa rafforzare un sistema che pone al centro i lavoratori, i loro diritti, che porta avanti un modello che in questi anni è stato pesantemente minacciato da politiche economico-sociali sbagliate, col fiato corto, che si sono dimenticate il welfare, portate avanti dall’Europa e dai vari governi. Per questo la centralità di un sindacato generale è fondamentale".
 
Il nuovo governo Lega-Movimento 5 stelle è ormai in carica da 4 mesi, abbastanza per dare un giudizio sul suo operato.
 
"E il nostro è un giudizio negativo. Al di là delle politiche contro i più deboli che stanno attuando, vedi le questioni immigrazione e diritti civili, questo governo manca di una visione futura. Sul lavoro si continuano a commettere degli errori: su legge Fornero, Jobs act e reddito di cittadinanza non si vede ancora nulla. Non è sufficiente ridurre di un anno i contratti a termine (reddito dignità). Non è così che si crea lavoro, servono politiche strutturate. Finora è stata solo propaganda. Per non parlare della flat tax, un provedimento fortemente iniquo".
 
Venendo al locale, con l’amministrazione Barbieri il dialogo non era partito al meglio. E ora?
 
"Fatichiamo a vedere un progetto di rilancio della città. Il sindaco ha delle idee, ma ci pare che l’amministrazione marci a velocità diverse. Di recente abbiamo chiesto la convocazione del tavolo per lo sviluppo, ma al di là delle polemiche sulla nostra esclusione all’inizio dei lavori, l’impressione è che non sia mai decollato. Con il Bando periferie rischiamo di perdere delle opportunità. Sulla partita urbanistica del Consorzio agrario (Terrepadane) bisogna chiudere. Poi c’è l’ospedale nuovo: siamo preoccupati. Non c’è più tempo. Bisogna fare il bando per individuare l’area".
 
Perché la decisione di ricandidarsi?
 
"Sta nella normalità. Ci sono ancora tante cose da fare. Prima tra tutte: portare avanti un modello di sindacato alternativo che si rispecchia nella nostra Carta dei diritti universali. La nostra è una battaglia quotidiana per legare un mondo del lavoro sempre più frammentato. Ci sono diritti garantiti sempre più minacciati, come quelli per i nostri pensionati, ma anche per gli autonomi, per i giovani. Un lavoro che va completato".
 
E’ convinto di arrivare a questo congresso forte anche di certi numeri?
 
"Abbiamo circa 30.800 iscritti e negli ultimi anni il numero è aumentato di circa mille unità. Tutto questo è successo in un momento di crisi, quando si sono persi posti di lavoro, penso a Rdb, Atlantis. Si rischiava una pesante emorragia, invece abbiamo gestito al meglio le crisi, anche quelle delle piccole aziende ricorrendo alla cassa in deroga e salvando tante volte la vita delle imprese stesse. Il sindacato ha riacquistato credibilità. E se ci fossero dei dubbi parlano le 10mila firme raccolte in tre mesi per i referendum (poi non fatti) su voucher, articolo 18, appalti. Oppure la recente vittoria delle nostre rsu nella scuola e nel pubblico impiego, anche questi settori oggetto di riforme degli ultimi anni che li hanno danneggiati. Eppure noi ci siamo, più forti che mai".
 
Però c’è anche un’ala critica. Vi accusano di scarsa mobilitazione, di poco ricorso al conflitto sociale, di esservi appiattiti troppo al Pd quando era al governo...
 
"Premesso che le opinioni diverse sono il sale della democrazia, sottolineo che mai come adesso nella storia del sindacato ci si è ricompattati su un unico documento. Poco conflitto sociale? Io penso che ne abbiamo fatto invece tanto con moltissime mobilitazioni. Si può migliorare, ma piuttosto il problema vero è un altro: come rafforzare la capacità di contrattazione collettiva del sindacato rimettendo al centro la questione salariale".
 
Quali sono i progetti incompiuti?
 
"Uno è fare del salone Nelson Mandela un patrimonio per la città dove organizzare dibattiti, approfondimenti, convegni. Un luogo aperto ai piacentini. E poi far entrare in un sistema integrato di tutele i tanti che sempre più spesso si avvicinano al patronato e al caf per bisogni individuali".
 
E se un piacentino come Vincenzo Colla diventasse segretario generale della Cgil?
 
"La nostra organizzazione vanta uomini e donne in grado di ricoprire questo ruolo. Qualsiasi soluzione sarà autorevole. Se fosse un piacentino sarebbe un motivo di orgoglio in più per il nostro territorio".
 
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